Purtroppo si ha l’impressione che lo sforzo compiuto da piccole comunità fiere della loro comune identità, desiderose di contribuire con il proprio impegno e sacrificio alla realizzazione di un’Europa più coesa e ricca di valori, non trovi corrispondenza nel vertici delle nazioni europee. Abbiamo con tristezza constatato che proprio il ministro degli interni italiano ha parlato addirittura di uscita dell’Italia dalla Comunità europea mettendone così in discussione l’importanza e il valore. Tutti i recenti avvenimenti hanno fortemente indebolito la coesione dell’Unione Europea dimostrando che i governi risentendo di meschini calcoli politici negano palesemente lo spirito dei documenti firmati negli ultimi cinquant’anni. Non possiamo perciò che concordare con Carlo Cardia quando scrive su "Avvenire" : La vicenda della Libia e degli immigrati è diventata per certi aspetti sconcertante. Prima un lungo silenzio, poi l’intervento armato sollecitato da chi sognava antiche glorie militari, infine l’impantanamento di 'grandi potenze' che non sanno più che fare, salvo chiamarsi tutte fuori dal dramma dell’immigrazione con la scusa della vicinanza italiana alle coste africane che libera il resto del continente da ogni responsabilità. Non è questa l’Europa pacifica, pacificatrice attenta ai bisogni dei popoli ed in particolare di quelli dei Paesi del Mediterraneo in cui abbiamo creduto e crediamo. Avremmo auspicato che un’Europa che ha a cuore le necessità delle popolazioni del Nord Africa avesse chiesto da tempo a quei governi maggiore democrazia, rispetto dei diritti umani, piena libertà religiosa e di espressione per tutti i cittadini. L’Europa in cambio avrebbe potuto concedere un’intensa amicizia e piena collaborazione politica ed economica . Sarebbe stata questa un’Europa fedele ai suoi principi e alla sua migliore tradizione, un’Europa che si propone divenire un’entità di prima grandezza nello scenario internazionale.
Purtroppo non abbiamo visto e non vediamo nulla di ciò.
La conseguenza è che si vanno diffondendo delusione e impotenza. anche dentro molti di noi della Cyber Community che abbiamo tanto sperato in un’Europa coesa e autorevole. Ci sentiamo quasi privati di un sogno nel quale credevamo. Riteniamo che sentano lo stesso disagio quanti ci sono stati vicini, si sono impegnati e si impegnano assieme a noi.
L’atteggiamento che razionalmente ci sembra in questo momento più efficace ed utile è quello di non demordere, ma anzi di intensificare gli sforzi per allargare la rete di amicizie e di collaborazione con piccole comunità di altre nazionalità nella speranza che i governi ascoltino le voci che vengono dal basso. Ed è questa la strada che la Cyber Community intende seguire.
Guglielmo Scoglio responsabile del “Progetto Europa” della Cyber Community
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